La tecnologia

Per effettuare la diagnosi preimpianto delle aneuploidie cromosomiche (PGS), viene impiegata la tecnica dell’ibridazione genomica comparativa su microarray (Array-CGH), una innovativa strategia diagnostica che consente la valutazione dell’intero assetto cromosomico dell’embrione, similmente all’analisi del cariotipo fetale che si effettua di routine in diagnosi prenatale.

Tale procedura permette di identificare le aneuploidie a carico di tutti i cromosomi, o anche variazioni del contenuto di piccole porzioni cromosomiche, come amplificazioni (duplicazioni), delezioni e traslocazioni sbilanciate.

Nella valutazione dello stato di salute dell’embrione mediante tecnica array-CGH, la biopsia dell’embrione (prelievo delle cellule utilizzate per l’esame genetico) viene effettuata allo stadio di blastocisti (day 5). Ciò consente di prelevare un numero maggiore di cellule embrionali (circa 10 o 20) e quindi ovviare al problema del mosaicismo esistente nell’analisi dell’embrione allo stadio di clivaggio (day 3).

Una volta introdotte le cellule embrionali all’interno delle provette analitiche, si aggiunge una soluzione che consente la lisi delle cellule, e quindi la liberazione del DNA dal nucleo cellulare. Successivamente, mediante una reazione di amplificazione enzimatica in vitro, conosciuta come Whole Genome Amplification (WGA), si amplifica milioni di volte il DNA embrionale.

Dopo la reazione di amplificazione enzimatica, il prodotto di amplificazione viene quindi sottoposto ad analisi dell’intero assetto cromosomico mediante tecnica dell’Array-CGH. L’intera procedura di analisi viene solitamente completata entro 12-24h dalla biopsia, in tempo utile per effettuare il transfer su ciclo “fresco”.

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